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25 Aprile 2004 programma
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[ IL PROGETTO liberesistenze]

LIBERESISTENZE è un manifesto affisso in quell’ultimo spazio individuale esente dalla logica del profitto liberista e dell’omologazione culturale. Tale percorso, tanto ambizioso quanto necessario, potrà muovere proficuamente i suoi primi passi solo inducendo ciascuno di voi ad interrogarsi sulle ripercussioni collettive di ogni scelta individuale quotidiana.

Ma LIBERESISTENZE è anzitutto una sovrapposizione di vocaboli che rimandano ad una contaminazione di idee che, pur muovendo da situazioni lontane negli spazi e nei tempi, cercano di ricucire quel filo conduttore ideale che accomuna ed amalgama indissolubilmente diversi episodi di resistenza.

Il progetto LIBERESISTENZE prende spunto, proprio nel sessantesimo anniversario dell’inizio della lotta partigiana, anzitutto dall’avvertita necessità della riscoperta di quel patrimonio di valori che indussero giovani combattenti ad immolarsi coraggiosamente contro l’arroganza e l’autoritarismo del regime nazifascista. LIBERESISTENZE nasce quindi dal latino liber, ovvero libro o documento, dove un patrimonio di preziose memorie custodite gelosamente può riaprirsi e prestarsi a nuove contestualizzazioni. LIBERESISTENZE si propone ambiziosamente di fare ciò: le nostre resistenze quotidiane devono ampliarne gli orizzonti geografici e culturali iniziati con la resistenza partigiana in funzione di altre esperienze di lotta che noi consideriamo indispensabili. Anzitutto la resistenza economica nei confronti di un modello culturale globale sempre più totalizzante e discriminatorio: da un lato una minoranza di individui insaziabili di profitti, dall’altro un universo di miserie che comprende la fame e la desolazione dell’Africa o lo sfruttamento indiscriminato della manodopera dall’Asia. Ed in mezzo a questi due poli un insieme di individui e di nazioni che lottano barbaramente per non essere risucchiati nel girone infernale dell’esclusione finanziaria e sociale: l’Argentina di ieri è in questa nostra edizione presa come esempio e come monito al fine di informare delle nefaste conseguenze dell’applicazione indiscriminata delle politiche di privatizzazioni invocate da organismi quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

Resistenza è per noi oggi messa in discussione di un imperativo economico globale che risponde agli squilibri economici planetari finanziando il warfare anziché incrementando il welfare, fagocitando costantemente risorse ambientali senza nemmeno quel briciolo di lungimiranza che permetterebbe il rinnovo sul lungo termine dei profitti stessi. Ma LIBERESISTENZE ha nel proprio bagaglio culturale anche la difesa delle libere-esistenze, ovvero di quell’insieme di norme a difesa delle libertà civili individuali oggi messe in discussione anche nell’occidente pseudoliberale. Assistiamo infatti da un lato ad una stretta militaresca che riduce i diritti ed aumenta ingiustificatamente i controlli in nome della sicurezza violando spesso i confini della privacy individuale, e dall’altro induce ipocritamente alla disinformazione ed al proibizionismo sulla tematica delle droghe.
Ma in definitiva il significato di LIBERESISTENZE è da scovarsi nel tema delle esistenze: il modello neoliberista a cui oggi proponiamo dei percorsi, delle tracce e dei suoni resistenti è quello che ha fallito l’assalto esistenziale alla via della felicità. Tale modello economico e culturale impone categoricamente a ciascuno di noi l’imperativo di un ossessivo aumento della produttività ed un relativo aumento dei consumi. Il nostro percorso, per quanto tortuoso e contraddittorio, vuole proporre un rivoluzionario rovesciamento di questo punto di vista: non necessariamente produrre di più e consumare di più, ma produrre meglio (rispettando i diritti dei lavoratori in ogni angolo del pianeta e rispettando l’ambiente), consumare meno (consapevolmente) e ridistribuire di più (appianando gli squilibri tra nazioni e all’interno delle nazioni stesse).