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IL
PROGETTO liberesistenze]
LIBERESISTENZE
è un manifesto affisso in quell’ultimo spazio individuale
esente dalla logica del profitto liberista e dell’omologazione
culturale. Tale percorso, tanto ambizioso quanto necessario, potrà
muovere proficuamente i suoi primi passi solo inducendo ciascuno
di voi ad interrogarsi sulle ripercussioni collettive di ogni scelta
individuale quotidiana.
Ma
LIBERESISTENZE è anzitutto una sovrapposizione di vocaboli
che rimandano ad una contaminazione di idee che, pur muovendo da
situazioni lontane negli spazi e nei tempi, cercano di ricucire
quel filo conduttore ideale che accomuna ed amalgama indissolubilmente
diversi episodi di resistenza.
Il progetto LIBERESISTENZE prende spunto, proprio nel sessantesimo
anniversario dell’inizio della lotta partigiana, anzitutto
dall’avvertita necessità della riscoperta di quel patrimonio
di valori che indussero giovani combattenti ad immolarsi coraggiosamente
contro l’arroganza e l’autoritarismo del regime nazifascista.
LIBERESISTENZE nasce quindi dal latino liber, ovvero
libro o documento, dove un patrimonio di preziose memorie custodite
gelosamente può riaprirsi e prestarsi a nuove contestualizzazioni.
LIBERESISTENZE si propone ambiziosamente di fare ciò: le
nostre resistenze quotidiane devono ampliarne gli orizzonti geografici
e culturali iniziati con la resistenza partigiana in funzione di
altre esperienze di lotta che noi consideriamo indispensabili. Anzitutto
la resistenza economica nei confronti di un modello culturale globale
sempre più totalizzante e discriminatorio: da un lato una
minoranza di individui insaziabili di profitti, dall’altro
un universo di miserie che comprende la fame e la desolazione dell’Africa
o lo sfruttamento indiscriminato della manodopera dall’Asia.
Ed in mezzo a questi due poli un insieme di individui e di nazioni
che lottano barbaramente per non essere risucchiati nel girone infernale
dell’esclusione finanziaria e sociale: l’Argentina di
ieri è in questa nostra edizione presa come esempio e come
monito al fine di informare delle nefaste conseguenze dell’applicazione
indiscriminata delle politiche di privatizzazioni invocate da organismi
quali la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.
Resistenza
è per noi oggi messa in discussione di un imperativo economico
globale che risponde agli squilibri economici planetari finanziando
il warfare anziché incrementando il welfare,
fagocitando costantemente risorse ambientali senza nemmeno quel
briciolo di lungimiranza che permetterebbe il rinnovo sul lungo
termine dei profitti stessi. Ma LIBERESISTENZE ha nel proprio bagaglio
culturale anche la difesa delle libere-esistenze,
ovvero di quell’insieme di norme a difesa delle libertà
civili individuali oggi messe in discussione anche nell’occidente
pseudoliberale. Assistiamo infatti da un lato ad una stretta militaresca
che riduce i diritti ed aumenta ingiustificatamente i controlli
in nome della sicurezza violando spesso i confini della privacy
individuale, e dall’altro induce ipocritamente alla disinformazione
ed al proibizionismo sulla tematica delle droghe.
Ma in definitiva il significato di LIBERESISTENZE è da scovarsi
nel tema delle esistenze: il modello neoliberista
a cui oggi proponiamo dei percorsi, delle tracce e dei suoni resistenti
è quello che ha fallito l’assalto esistenziale
alla via della felicità. Tale modello economico e culturale
impone categoricamente a ciascuno di noi l’imperativo di un
ossessivo aumento della produttività ed un relativo aumento
dei consumi. Il nostro percorso, per quanto tortuoso e contraddittorio,
vuole proporre un rivoluzionario rovesciamento di questo punto di
vista: non necessariamente produrre di più e consumare di
più, ma produrre meglio (rispettando i diritti dei lavoratori
in ogni angolo del pianeta e rispettando l’ambiente), consumare
meno (consapevolmente) e ridistribuire di più (appianando
gli squilibri tra nazioni e all’interno delle nazioni stesse).
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